Fondo Antico

Il patrimonio librario IVI contenuto, adeguato alle esigenze culturali degli utenti, si è arricchito di anno in anno dalla sua nascita non solo con acquisti ma anche con donazioni di enti pubblici e privati cittadini: vi sono edizioni rare e di pregio dal XVII al XIX secolo, cinquecentine, incunaboli, manoscritti e pergamene.

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Il Fondo Conventi Soppressi è costituito da libri provenienti dai conventi di Pomarico, Ferrandina, Bernalda e Matera. Trattasi di testi religiosi e filosofici dei sec. XVII e XVIII tra cui importanti classici dell’Illuminismo italiano.

Il Fondo D’Errico della nobile famiglia di Palazzo San Gervasio fu devoluto nel 1897, alla morte di Camillo D’Errico, insigne umanista e studioso, al Comune di Palazzo San Gervasio e nel 1914, con Regio decreto fu istituito un Ente morale per la gestione di libri e dipinti. Successivamente essendo Matera divenuta Capoluogo di Provincia nel 1927 ed essendo Palazzo San Gervasio uno dei comuni della stessa provincia, fu emanata la legge che affidava alla Biblioteca di Matera il patrimonio librario della famiglia D’Errico : legge del 13 luglio 1939 n.1082.

Le opere trattano temi di letteratura, storia, geografia astronomica, medicina, veterinaria, economia e politica. I volumi più antichi della raccolta sono: l’Opera Omnia di Petrarca stampata a Venezia nel 1554 e le Istorie di Matteo Villani stampate a Firenze nel 1581.

I Fondi Santoro, Passarelli, Ridola e Guerricchio comprendono testi di diritto o medicina dei Sec. 18 e 19. Il Fondo Ridola comprende le opere donate a più riprese dai familiari del Senatore, medico ed archeologo Domenico Ridola. Già nel 1849 la signora Giuseppina Ridola, sorella del Senatore, donò alla biblioteca tutti i libri di medicina che erano appartenuti al fratello. Molto più tardi nel 1973 la famiglia Appio di Bernalda diede gli altri testi ed infine nel fondo Passarelli sono state rinvenute altre opere di interesse scientifico appartenute al senatore Ridola. In totale sono oltre 2500 volumi di carattere medico-scientifico, classici di storia della medicina, scritti anche in inglese, francese e tedesco.

Il Fondo Gattini comprende la ricca e antica biblioteca della famiglia Gattini, donata dagli eredi di Nicola e Nicoletta Gattini nel 1992, in occasione della vendita del Palazzo di Famiglia sito nella Piazza della Cattedrale. In quell’occasione i libri, circa 4000 volumi furono dati alla biblioteca e i documenti all’Archivio di Stato. Il fondo comprende manoscritti, incunaboli, cinquecentine e testi che vanno dal ‘600 ai primi del ‘900. Purtroppo mancano tutte le opere di interesse locale perché furono prestate da Giuseppe Gattini a Domenico Ridola e sono rimaste in dotazione al Museo. Il manoscritto più significativo, rilegato in tre volumi, raccoglie il Cartulario dell’abbazia di S. Giovanni in Fiore in Calabria ed è stato redatto dal canonico Venusio il quale ha tramandato, in preziose trascrizioni, i pù importanti documenti del monastero florense, tra cui si trovano anche alcuni atti di Federico II. Tra gli incunaboli sono stati ritrovati più di 60 testi provenienti dall’abbazia di Montescaglioso, perché recano sul frontespizio la nota manoscritta:Est monasterii Sancti Angeli de Montis Caveosi. Della biblioteca del Monastero di Montescaglioso si ha notizia fin dal 1650, si sa anche che Archivio e Biblioteca furono trasferiti a Lecce nel 1784, quando i monaci abbandonarono il monastero di Montescaglioso. I volumi del monastero trovati nel Fondo Gattini furono portati nella biblioteca di famiglia da Gianbattista Gattini, monaco benedettino e ultimo archivista o bibliotecario della comunità caveosana. Tra le opere più importanti ricordiamo delle preziose edizioni della Regola di San Benedetto, il Liber divinae doctrinae di Santa Caterina da Siena, le Historiae di Paolo Orosio.

40 pergamene, provenienti dai Conventi soppressi: il documento più antico risale al 1370, si tratta di un atto di donazione tramite procura, rogato a Barletta ed elenca con grande precisione tutti i beni che il nobile Andrea Roncella di Napoli, residente a Barletta, dona al fratello Luca, abate. Tra le numerose proprietà descritte figurano vari appezzamenti di terreno in agro materano e precisamente in località Matina Magna, Matinelle e Timmari e beni stabili in contrada San Francesco di Matera. La trascrizione di questo documento si trova nel volume: Matera, piazza San Francesco d’Assisi: origine ed evoluzione di uno spazio urbano, Matera, BMG, 1986. Un altro documento interessante è del 1484 e riguarda l’Abbazia di San Michele Arcangelo di Montescaglioso ed è relativa all’annessione del monastero alla congregazione di Santa Giustina di Padova, ci sono inoltre molti contratti di vendita di case nei Sassi.

Manoscritti e incunaboli: circa 100 manoscritti e 90 incunaboli sono raccolti in un unico armadio pur provenendo da Fondi diversi ex conventuali o da donazioni. Tra i manoscritti meritano particolare menzione Il libervotorum seu capitularium conclusionum parocchialis Ecclesiae Sancti Ioannis Baptistae Matherae, una fonte molto importante per la storia della Chiesa di San Giovanni Battista dal 1749 al 1837 e Il Protocollo del notaio Pietro Basile. Alcuni degli incunaboli più interessanti provengono dalla donazione Gattini: il più raro è senza dubbio il Monte dell’orazione, di Giovanni da Firenze, stampato a Venezia nel 1495 ; L’ars moriendi, stampato sempre a Venezia nel 1490 , con stupende incisioni e l’edizione del 1476 dell’opera di Plinio Historia naturalis.

Le Cinquecentine, circa 1000, sono opere estrapolate dai Fondi dei Conventi soppressi, ma alcune fanno parte dei volumi donati alla Biblioteca dalla famiglia Del Salvatore.